Greece: Europe’s laboratory. An idea for Europe

The research aims to analyze the juridical effects that the Eu-Turkey deal had on the Greek asylum system after one year from its approval. Through this observation and the contemporary study on the European ongoing reforms of the European asylum system we can say that Greece can be considered as a laboratory for the newest European immigration governmental policies which clearly focuses on stopping the fluxes also despite the respect of fundamental principles of the European rule of law.

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Picture by Stefano Rubini

Dentro l’hotspot di Moria

Un articolo di Annalisa Camilli su Internazionale.it

“Moria è la cosa più vicina alla torre di Babele che io conosca”, dice Sophia Koufopoulou, antropologa e sociologa greca che insegna all’università del Michigan, negli Stati Uniti, mentre ferma in maniera brusca la sua auto davanti al centro di detenzione più conosciuto di tutta la Grecia. Nell’hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo, sono trattenuti i migranti irregolari arrivati dopo l’entrata in vigore dell’accordo tra Unione europea e Turchia nel marzo del 2016.”

https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2017/07/02/lesbo-migranti-hotspot-moria

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Foto di Stefano Rubini

Intrappolati a Lesbo – un video di Angela Nittoli

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Guarda il video

Un gruppo di avvocati e operatori legali parte di ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – www.asgi.it) ha organizzato due sopralluoghi in Grecia (a giungo 2016 e marzo 2017) con l’obbiettivo di osservare da un punto di vista giuridico gli effetti dell’accordo Ue-Turchia sul sistema di asilo greco. La Grecia può essere, sotto questo punto di vista, considerata come un laboratorio per le politiche europee di gestione e controllo dei flussi migratori che in prospettiva troveranno applicazione anche negli altri paesi europei e in particolare in Italia.

 

Un nuovo report sulla frontiera Serbia-Ungheria

Annapaola Ammirati e Ilaria Sommaruga ci raccontano in un denso e approfondito report quanto accade nell’estate del 2016 sul territorio ungherese a ridosso del confine con la Serbia. La rotta balcanica è ormai chiusa e l’Ungheria attraversa un periodo di forte tensione rispetto alla questione dei richiedenti asilo che transitano sul proprio territorio.

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Le autrici espongono con sguardo critico normativa e prassi relative al sistema di asilo ungherese, con un’attenzione specifica alle procedure di frontiera che vanno acquisendo a livello europeo sempre maggiore centralità.

Scarica QUI il report completo

 

Dall’introduzione

L’Ungheria, rappresentava, e rappresenta, la porta di ingresso per l’Europa e una tappa obbligatoria per i richiedenti asilo provenienti dall’Afganistan, dall’Iran e dal Bangladesh. Il muro in Ungheria è cosa nota: filo spinato e polizia, strumenti di selezione per limitare gli ingressi nel territorio dell’Unione Europea. Tale barriera, completata nel settembre del 2015, copre i 175 km di confine con la Serbia.

Nel 1990 dopo il cambiamento di regime, l’Ungheria, ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra del 1951, mantenendone il limite geografico fino al 1998.2

Fino al 2013, 3500-5000 richiedenti asilo sono arrivati in Ungheria ogni anno, soprattutto dalla ex Jugoslavia, Africa e Medio Oriente e solo il 5-10% di loro ha ottenuto lo status di rifugiato3.

Già nel 2009 l’Ufficio per l’Immigrazione e Nazionalità (OIN), l’ente responsabile della procedura di asilo4, aveva annunciato che l’Ungheria non era più in grado di gestire la rapida crescita di richiedenti asilo: se nel 2012 i richiedenti asilo presenti erano 1572, nel 2013 il numero di richiedenti protezione internazionale registrati – per lo più provenienti da Kosovo, Pakistan e Afghanistan5 – è stato pari a 18900.

[…]

 

 

 

 

Canali sicuri per i rifugiati, una campagna di Amnesty International

Dal sito di Amnesty International, una campagna che riguarda da vicino anche la vicenda dei sedici ricorrenti eritrei seguiti da A.S.G.I. e dalla stessa Amnesty International, per i quali è stato richiesto il rilascio di un visto umanitario a titolo di risarcimento del danno subito a seguito di respingimenti illegittimi dall’Italia alla Libia (per saperne di più clicca QUI).

Per aderire alla campagna clicca QUI

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La campagna di Amnesty International

Negli ultimi anni, centinaia di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo in fuga da conflitti, violazioni dei diritti umani e persecuzioni, hanno messo a rischio la propria vita in cerca di sicurezza e protezione. Hanno vissuto abusi, estorsioni e violenza nei paesi d’origine e lungo tutto il percorso. Molti di loro hanno perso la vita nel tragitto.

Nel mondo e in Europa si continua ad affrontare la crisi dei rifugiati in manieracaotica e disumana, costruendo muri, rafforzando posizioni securitarie e facendo accordi scellerati e illegali con paesi non sicuri, come la Libia e la Turchia.

È necessario un nuovo approccio globale fondato sulla protezione delle persone, sulla cooperazione tra stati e su una più equa ripartizione delle responsabilità come suggerito anche nel documento “Le cinque proposte di Amnesty International“.

Per fermare la strage nel mar Mediterraneo, è necessario aprire al più presto canali sicuri e legali per i rifugiati. Chiediamo di garantire condizioni di accoglienza dignitose e umane alle persone che arrivano in Italia.

Stai con i rifugiati, firma l’appello al Presidente del consiglio Matteo Renzi

Per saperne di più sull’azione legale vai su

“Le riammissioni di cittadini stranieri alla frontiera di Chiasso: profili di illegittimità” – un nuovo report di A.S.G.I.

Il 31 agosto è stato pubblicato un documento che costituisce il prodotto di una ricerca sul campo effettuata da alcuni avvocati di A.S.G.I. (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) sulle numerose riammissioni che negli ultimi mesi hanno interessato i cittadini stranieri che tentavano di superare la frontiera tra Italia e Svizzera.

Diverse sono state le violazioni rilevate tanto del diritto d’asilo quanto dei diritti dei minori stranieri non accompagnati. Inoltre, le numerose organizzazioni ascoltate nel corso della ricerca hanno riferito la presenza di controlli sistematici alla frontiera sulla base delle caratteristiche somatiche, tanto da creare una situazione di palese discriminazione su base razziale.

Clicca QUI per scaricare il rapporto completo

Link http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/migranti-diritti-violati-al-confine-italo-svizzero/

Esperimento Grecia. Il diritto d’asilo e la sua applicazione dopo l’accordo (dichiarazione) UE – Turchia del 18 marzo 2016. 

05 - Athens june 2016 - Piraeus campPorto del Pireo, giugno 2016. Foto di Stefano Rubini.                                      

Tra il 15 e il 19 giugno 2016, un gruppo di quaranta persone (avvocati, operatori legali e mediatori) coordinate da A.S.G.I., si è recato in sei differenti zone della Grecia, con l’obiettivo di realizzare un’osservazione giuridica di quanto sta accadendo in questo paese a seguito della Dichiarazione (di seguito Accordo) fra i capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea e della Turchia , conosciuto come “EU-Turkey statement”, del 17 e 18 marzo 2016.

Sono stati visitati alcuni campi governativi: Katsika, Konitsa, Doliana (Albania), Mantamados, Pikpa, Kara Tepe, Moria (Lesbo), Souda, Depithe e Vial (Chios), Drama, Kavala, Softex (nella zona di Salonicco), Elliniko, Schisto, Eleonas e Skaramangas (Atene).

Si è avuto modo di intervistare, formalmente o informalmente, i funzionari dell’Asylum Service (l’amministrazione competente per la valutazione delle domande d’asilo), esponenti di importanti ONG, funzionari di UNHCR, un elevato numero di avvocati specializzati, alcuni membri della società civile impegnati nella accoglienza dei migranti e decine di richiedenti asilo. Successivamente al 20 giugno 2016, i componenti del gruppo continuano direttamente o indirettamente (tramite la rete costruita) ad assumere informazioni e ad aggiornare in tempo reale questo rapporto.

Scarica QUI il rapporto completo “Esperimento Grecia. Il diritto di asilo e la sua applicazione dopo l’accordo (dichiarazione) UE-Turchia del 18 marzo 2016”.

Hanno parlato della conferenza stampa

Lucia

Giacomo Zandonini su repubblica.it “Chiesto il risarcimento per le persone vittime dei respingimenti quando Maroni era al Viminale

Amnesty International, qui

Piera Francesca Mastantuono su PiuCulture , “Un’azione strategica per contrastare i respingimenti

Il GR di Rai Radio 3 alle 8:45 del 13 aprile 2016, ascoltalo qui

Servizio di Informazione Religiosa  “Rifugiati eritrei: Amnesty e ASGI “respingimenti illegittimi ancora attuali. Presentato ricorso al Tribunale Civile di Roma”.

I RESPINGIMENTI ILLEGITTIMI DEL GOVERNO ITALIANO E GLI STRUMENTI DI CONTRASTO: IL CASO OSMAN E ALTRI, UN’AZIONE STRATEGICA

12 aprile 2016 ore 12.30

Associazione della Stampa Estera in Italia

Via dell’Umiltà, 83/C – Roma

Amnesty International Italia e Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione (ASGI) invitano alla conferenza stampa “I respingimenti illegittimi del governo italiano e gli strumenti di contrasto: il caso Osman e altri, un’azione strategica” per illustrare come far fronte alle violazioni del diritto di asilo di cui ogni persona è titolare e quali strumenti legali sono a disposizione della società civile per contrastare prassi che non lo rispettano.

Interverranno

-Cristina Cecchini, avvocato, Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione (ASGI)

-Gianni Rufini, direttore generale, Amnesty International Italia

-Padre Mussie Zerai, Agenzia Habeshia

Nel 2009-2010, il governo italiano si è reso responsabile di diversi respingimenti ai danni di numerosi rifugiati, intercettandoli in mare mentre tentavano di raggiungere l’Italia e riconsegnandoli alle autorità libiche, senza identificarli né consentire loro di presentare richiesta di protezione internazionale.

Una volta in Libia, queste persone sono state portate in prigione dove hanno subito violenze e trattamenti inumani e degradanti; alcuni, riusciti a uscire, hanno tentato nuovamente di attraversare il Mediterraneo, qualcuno vi è riuscito, qualcuno invece ha perso la vita nel tentativo di raggiungere la salvezza, altri ancora hanno preso la via del deserto e si trovano in Israele, senza alcuna forma di riconoscimento né di protezione, esposti al rischio di detenzione indefinita o di rinvio in Ruanda o in Uganda.

L’Italia è già stata condannata, nel febbraio 2012, dalla Corte europea dei diritti umani per questa prassi illegittima e ha dovuto risarcire le vittime di uno di questi tanti respingimenti. Ad oggi, tuttavia, persistono gli effetti di tali violazioni da qui l’esigenza di un’azione strategica di tutela finalizzata anche a garantire l’accesso protetto in Italia attraverso il rilascio di un visto umanitario.

Il 12 aprile Amnesty International Italia insieme ad ASGI (Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione) presenterà l’azione strategica che, nell’attuale contesto europeo, assume un particolare rilievo.