Push and back – Part I

Nel 2009 le autorità italiane hanno respinto decine di migranti, molti dei quali richiedenti asilo, consegnandoli alle autorità libiche dopo averli intercettati in alto mare ed averli in un primo momento tratti in salvo. Il respingimento ha comportato per loro la prigionia presso le note carceri libiche di Zuwarah, Towisha, Misurata e Zawiyah, dove sono stati rinchiusi anche per molti mesi per la sola ragione di non essere in possesso di un titolo di soggiorno. Alcuni di loro, nel tentativo di raggiungere l’Europa, dove avevano intenzione di richiedere la protezione internazionale sono rimasti bloccati in Israele, un paese che seppure formalmente ha aderito alla Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato in realtà offre poche garanzie ai richiedenti asilo. Anzi, molti richiedenti asilo, soprattutto provenienti dal Sudan e dall’Eritrea, rischiano ogni giorno di essere rimpatriati nei propri paesi d’origine.

Per approfondire leggi la scheda “La protezione internazionale che non c’è

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Push and back – Part II

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha dichiarato illegittimi i respingimenti effettuati dalle autorità italiane verso la Libia con la sentenza CASE OF HIRSI JAMAA AND OTHERS v. ITALY. ASGI e Amnesty International hanno avviato delle azioni legali per chiedere che, nei confronti delle persone che in quel periodo sono state illegittimamente respinte dalle autorità italiane, venga riconosciuto il diritto al risarcimento del danno. Un risarcimento che viene richiesto sia per equivalente – con la liquidazione di una somma di danaro – che in forma specifica – attraverso il rilascio di un visto umanitario che consenta a chi si trova ancora fuori dall’Europa, di accedervi legalmente per poter infine richiedere il riconoscimento della protezione internazionale.

Leggi la Scheda di approfondimento sull’azione legale.